Ci sono conversazioni che si fanno a bassa voce, la sera, dopo cena, quando il test è di nuovo negativo e nessuno dei due sa bene cosa dire. Chi sta provando ad avere un bambino conosce quel silenzio. Ed è spesso lì, tra un mese e l’altro, che arriva la domanda più concreta: c’è qualcosa che possiamo fare, insieme, anche a tavola? Un percorso fertilità di coppia nasce esattamente da questa domanda. Non da una promessa, ma dal desiderio di prendersi cura di sé in due mentre si aspetta.
Nello studio di Via Vittorio Veneto 44, a Capurso, arrivano coppie da tutto il circondario: Triggiano, Cellamare, Valenzano, Noicattaro, Rutigliano, Bari. Alcune stanno provando da pochi mesi, altre da anni, altre ancora sono già seguite da un centro di procreazione medicalmente assistita. Quello che segue non è la storia di una coppia reale, ma un percorso tipo, illustrativo, per raccontare come si lavora davvero.
Che cos’è, davvero, un percorso fertilità di coppia
Diciamolo subito, per onestà: l’alimentazione non è una cura per l’infertilità e nessun piano nutrizionale può garantire una gravidanza. Quello che diversi studi suggeriscono è più sobrio, e più utile: uno stato nutrizionale equilibrato, un peso corporeo nella fascia di normalità e uno stile di vita meno infiammatorio possono contribuire a creare condizioni più favorevoli. Vale per lei e vale per lui.
Il percorso, quindi, è una preparazione, non un trattamento. Si lavora su ciò che è modificabile — abitudini, qualità della spesa, ritmi dei pasti, sonno, alcol, fumo, movimento — lasciando alla medicina tutto il resto. E si lavora in due, perché metà del progetto biologico di un figlio arriva dal partner maschile, mentre nella pratica quotidiana quasi tutto il peso finisce, ancora oggi, sulle spalle della donna.
Si parte da due valutazioni, non da una
Il primo incontro è soprattutto ascolto. Da quanto tempo state provando, come sono i cicli, se ci sono diagnosi già note — tiroidite, ovaio policistico, endometriosi, alterazioni del liquido seminale — quali farmaci o integratori sono in corso, com’è organizzata la giornata alimentare di ciascuno. La storia si raccoglie da entrambi: insieme, ma con spazio anche per le domande che ognuno preferisce fare per conto proprio.
Poi si guardano i numeri. Un percorso fertilità di coppia ben impostato parte quasi sempre da esami recenti e riferiti a entrambi:
- assetto marziale con ferritina, vitamina D, funzionalità tiroidea, quadro lipidico;
- glicemia e insulinemia, per capire come il corpo gestisce gli zuccheri;
- per lei, il profilo ormonale letto nel giorno giusto del ciclo;
- per lui, oltre agli stessi parametri metabolici, lo spermiogramma e gli approfondimenti indicati dallo specialista.
Qui c’è un vantaggio pratico che a Capurso conta più di quanto sembri: allo stesso indirizzo dello studio opera il laboratorio di analisi cliniche BioLab, attivo dal 2007 e diretto dalla Dott.ssa Antonietta Campanale, specialista in microbiologia e virologia. Gli esami si eseguono in sede e il referto diventa la base concreta del piano alimentare, senza rimbalzi tra strutture diverse. Se vuoi sapere come lavoro, trovi tutto nella pagina Chi sono.
Obiettivi realistici: cosa si può chiedere alla tavola
Un buon obiettivo è misurabile, sostenibile e onesto. Non “restare incinta entro tre mesi”, che non dipende da noi, ma per esempio: riportare la vitamina D nel range consigliato, ridurre gradualmente il grasso addominale, migliorare la risposta glicemica dopo i pasti, aumentare verdura, legumi, pesce azzurro e frutta secca, ridurre l’alcol fino ad azzerarlo.
Su questo, in Puglia si parte avvantaggiati. Il modello mediterraneo — olio extravergine, ortaggi di stagione, legumi, pesce del posto, cereali integrali al posto dei raffinati — è già cultura di casa: il lavoro consiste nel renderlo sistematico, non nell’importare abitudini esotiche. Spesso basta correggere le proporzioni del piatto e la frequenza dei dolci.
Per l’uomo il capitolo è meno noto ma altrettanto importante: adeguato apporto di zinco, selenio, vitamine C ed E, controllo del peso, attenzione al calore eccessivo prolungato, riduzione di fumo e alcolici. Il ricambio degli spermatozoi richiede all’incirca tre mesi, perciò le modifiche allo stile di vita vanno introdotte per tempo e mantenute, non improvvisate la settimana prima di un esame.
Stress, cibo e vita di coppia: la parte di cui si parla poco
C’è un aspetto che nessun referto misura. Quando l’attesa si allunga, il cibo rischia di diventare un altro terreno di controllo, e con il controllo arrivano l’ansia e il senso di colpa. “Sabato ho mangiato la pizza, avrò rovinato tutto?” La risposta è no. Un singolo pasto non determina nulla; è la media dei mesi che conta.
Per questo un percorso fertilità di coppia serio evita di trasformare la tavola in un tribunale. Le regole rigidissime reggono poche settimane e lasciano frustrazione, soprattutto in una vita sociale fatta di pranzi domenicali e cene tra amici. Meglio una struttura semplice, con margini dichiarati, che si possa mantenere anche nei mesi difficili.
Aiuta molto dividersi i compiti: chi fa la spesa, chi cucina in settimana, chi ricorda gli appuntamenti. Quando l’organizzazione ricade tutta su di lei, alla fatica emotiva si somma quella pratica. Camminare insieme mezz’ora, dormire abbastanza e proteggere qualche serata dalle conversazioni sul tema fa parte del percorso quanto la lista della spesa.
Coordinarsi con il ginecologo o il centro PMA
Il nutrizionista non sostituisce il ginecologo, l’andrologo o il centro di procreazione medicalmente assistita: si affianca. Se è in corso una stimolazione ovarica, un prelievo ovocitario o un transfer, il piano alimentare va adattato ai tempi, alle terapie e a come ti senti in quei giorni, senza sovrapporsi alle indicazioni mediche.
Gli integratori seguono la stessa logica. Acido folico e altre supplementazioni utili in fase preconcezionale vanno prescritti e monitorati dal medico: portare in studio referti, prescrizioni e indicazioni del centro serve proprio a evitare doppioni o scelte fai da te. Quando le figure coinvolte parlano la stessa lingua, la coppia smette di sentirsi rimpallata.
Un’ultima cosa, la più importante: i tempi e gli esiti non dipendono solo dall’alimentazione. Contano l’età, la storia clinica di entrambi e una quota di caso che va accettata. Un percorso fertilità di coppia è una delle leve disponibili, non quella decisiva, e non va caricato di aspettative che non può reggere.
Domande frequenti
Quanto dura un percorso fertilità di coppia? Di solito alcuni mesi, con controlli intermedi: tre o quattro sono un orizzonte ragionevole per vedere cambiamenti nei parametri e nelle abitudini, soprattutto per la componente maschile. Non esiste però una durata standard.
Deve venire anche il partner, o basta che venga lei? È preferibile che ci siate entrambi, almeno alla prima valutazione. Quando il partner partecipa, le indicazioni valgono per la spesa e per i pasti di casa, non solo per il piatto di uno dei due.
Servono esami particolari prima di iniziare? Bastano esami recenti e completi per entrambi; se mancano, si eseguono nello stesso stabile, presso il laboratorio BioLab, e si discute il referto al primo controllo. Le richieste specifiche restano di competenza del medico.
Posso seguirlo mentre sono in trattamento in un centro PMA? Sì, ed è anzi la situazione in cui il coordinamento vale di più. Il piano si costruisce attorno al calendario del centro e alle terapie in corso, senza mai interferire con le indicazioni ricevute.
Se ti riconosci in questo racconto e vuoi capire se un percorso fertilità di coppia ha senso per voi, il modo più semplice è parlarne di persona. Puoi scrivere o telefonare per fissare un primo incontro dalla pagina Contatti: la prima visita ha un costo indicativo di 90 euro e serve a raccogliere la storia di entrambi. Altri approfondimenti su nutrizione ed esami li trovi nel blog dello studio.
Questo contenuto ha finalità puramente divulgative e non sostituisce il parere del medico, del ginecologo o del nutrizionista. Le scelte alimentari, gli esami e le eventuali integrazioni vanno sempre valutati con un professionista sulla base della situazione individuale.


