Arriva in studio con una cartellina piena di fogli: analisi di due anni fa, una dieta stampata trovata online, la memoria dei chili persi e ripresi almeno tre volte. La domanda, quasi sempre, è la stessa: da dove si comincia? Per rispondere in modo chiaro proviamo a ricostruire un percorso nutrizionale tipo, tappa per tappa. Una precisazione doverosa prima di tutto: quella che leggi non è la storia di una paziente reale e non è una testimonianza. È un esempio illustrativo, costruito sulla pratica clinica quotidiana, che serve solo a far capire come si lavora davvero.
Chi vive a Capurso, Triggiano, Cellamare o Valenzano di solito arriva in studio dopo aver provato da solo per mesi. Il punto non è la mancanza di volontà: è che una dieta scaricata da internet non sa nulla di te, dei tuoi orari, della tua storia clinica, di chi cucina a casa tua. Il lavoro serio parte da lì.
Il primo contatto: perché il percorso nutrizionale inizia dall’ascolto
La prima visita non comincia dalla bilancia, comincia da un colloquio. Che lavoro fai, a che ora ti svegli, quante volte a settimana mangi fuori casa, chi prepara i pasti, come dormi, se e quanto ti muovi. Poi la parte clinica: patologie note, farmaci e integratori in uso, interventi, familiarità, disturbi digestivi ricorrenti, cicli mestruali, eventuali diete già seguite e come sono finite.
Sembra la fase meno tecnica ed è invece quella che orienta tutto il resto. Un piano che ignora i turni di notte, la palestra alle sette del mattino o il pranzo in mensa è un piano destinato a durare due settimane. Molte informazioni utili emergono qui, semplicemente parlando.
Alla fine del colloquio si chiariscono anche le aspettative. Un obiettivo realistico, dichiarato ad alta voce, vale più di qualsiasi promessa. Puoi leggere qualcosa in più sulla formazione e sull’approccio dello studio nella pagina Chi sono.
La composizione corporea: molto più del numero sulla bilancia
Il peso, da solo, dice poco. Due persone con lo stesso peso possono avere quantità molto diverse di massa muscolare, massa grassa e acqua corporea. Per questo si ricorre alla bioimpedenziometria, la cosiddetta BIA: un esame rapido e non invasivo, con elettrodi appoggiati su mano e piede, che restituisce una stima della composizione corporea. A questo si affiancano le misure antropometriche, come circonferenze e plicometria quando è opportuno.
Il valore reale di questa fase si vede però dopo. Nei controlli successivi, la BIA permette di capire se il peso perso è arrivato dal grasso o anche dalla massa muscolare, che invece va difesa. È la differenza tra dimagrire e semplicemente pesare meno: due cose che sulla bilancia sembrano identiche e non lo sono affatto.
Gli esami di laboratorio, allo stesso indirizzo
In diverse situazioni servono dati di laboratorio aggiornati: assetto glicemico, profilo lipidico, funzionalità tiroidea, sideremia e ferritina, vitamina D, a seconda del quadro e sempre in accordo con il medico curante. Non sono esami richiesti a tappeto: si valutano caso per caso, perché un referto recente cambia le priorità del piano, mentre uno di tre anni fa racconta una persona che oggi non esiste più.
Qui c’è un vantaggio concreto che non tutti gli studi possono offrire. In Via Vittorio Veneto 44 a Capurso, allo stesso indirizzo, opera il laboratorio di analisi cliniche BioLab, attivo dal 2007 e diretto dalla Dott.ssa Antonietta Campanale, specialista in microbiologia e virologia. Prelievo e consulenza nutrizionale stanno sotto lo stesso tetto: niente spostamenti, tempi più brevi, referto che diventa subito materiale di lavoro.
C’è poi un ambito in cui questa continuità pesa parecchio. Quando il percorso nutrizionale accompagna la ricerca di una gravidanza o un ciclo di procreazione medicalmente assistita, gli esami di controllo sono frequenti e i tempi contano. Diversi studi suggeriscono che lo stato nutrizionale possa avere un ruolo nella salute riproduttiva, motivo in più per lavorare in modo coordinato con i medici che seguono la coppia.
Il piano alimentare: cucito addosso, non fotocopiato
Solo a questo punto nasce il piano. E qui casca il luogo comune più diffuso: la dieta uguale per tutti, quella del foglio A4 con gli alimenti pesati al grammo, non funziona quasi mai a lungo termine. Un piano sostenibile parte da ciò che già mangi e lo riorganizza, invece di sostituirlo con la vita di qualcun altro.
In pratica, la costruzione tiene conto di:
- orari reali di lavoro, pasti fuori casa, turni e pause brevi;
- gusti, avversioni e abitudini familiari, perché nessuno cucina due cene diverse ogni sera;
- stagionalità e disponibilità locale: la cucina pugliese offre già moltissimo, dalle verdure di campo al pesce azzurro, dai legumi all’olio extravergine;
- eventuali intolleranze diagnosticate, terapie in corso e indicazioni del medico;
- budget e tempo a disposizione per cucinare.
Il risultato è un documento comprensibile, con alternative reali per ogni pasto e qualche indicazione pratica su spesa e preparazione. Non un elenco di divieti, ma uno schema che si può seguire anche la domenica a pranzo dai suoceri.
Controlli e aggiustamenti: la parte più lunga del percorso nutrizionale
I controlli si programmano di solito ogni tre o quattro settimane nella fase iniziale, poi si diradano. In ogni incontro si ripete la valutazione della composizione corporea, si rivedono le difficoltà emerse e si correggono le porzioni o le combinazioni che non hanno funzionato. È un lavoro di aggiustamenti progressivi, non di verifiche a sorpresa.
I tempi vanno detti con onestà. I cambiamenti stabili richiedono mesi, non giorni, e il ritmo varia molto da persona a persona: età, storia clinica, terapie, sonno, stress e attività fisica incidono tutti. Chi promette risultati rapidi e uguali per chiunque sta semplificando qualcosa che semplice non è.
L’ultima fase, spesso la più trascurata, è il mantenimento. Si allargano le maglie del piano, si impara a gestire cene fuori, viaggi e periodi difficili, e si fissano controlli più distanziati. Un percorso nutrizionale ha davvero funzionato quando la persona sa cavarsela anche senza il foglio in mano.
Domande frequenti sul percorso nutrizionale
Quanto dura un percorso nutrizionale? Dipende dall’obiettivo e dal punto di partenza. Alcune situazioni si risolvono in poche settimane di riequilibrio, altre richiedono diversi mesi di controlli regolari. La durata si stima insieme dopo la prima visita, non prima.
Devo portare gli esami del sangue alla prima visita? Se ne hai di recenti, portali: sono utili. Se non ne hai, si valuta insieme se servono e quali, ed eventualmente si eseguono in sede, allo stesso indirizzo dello studio.
Quanto costa la prima visita? L’importo indicativo è di 90 euro e comprende colloquio, anamnesi e valutazione della composizione corporea. Per informazioni aggiornate su tariffe e disponibilità puoi usare i recapiti della pagina Contatti.
Dovrò pesare tutto quello che mangio? All’inizio qualche misurazione aiuta a prendere le misure, letteralmente. L’obiettivo però è opposto: arrivare a riconoscere le porzioni corrette senza bilancia, in autonomia.
Se stai pensando di iniziare un percorso nutrizionale e vuoi capire se è il momento giusto, il passo più semplice è una telefonata o una mail per fissare un primo appuntamento. Lo studio della Dott.ssa Antonella Campanale si trova in Via Vittorio Veneto 44 a Capurso, a pochi minuti da Triggiano, Cellamare, Valenzano, Noicattaro, Adelfia, Casamassima e Bari. Trovi tutti i recapiti e gli orari nella pagina contatti, insieme ad altri approfondimenti pubblicati sul sito dello studio. Puoi approfondire il metodo di lavoro dello studio.
Contenuto a scopo puramente divulgativo. Il percorso descritto è un esempio illustrativo costruito sulla pratica clinica e non corrisponde a una paziente reale né a una testimonianza. Queste informazioni non sostituiscono il parere del medico o del nutrizionista: per ogni scelta che riguarda la tua salute e la tua alimentazione rivolgiti a un professionista qualificato.


